... ovvero: ecco come puoi perdere clienti e guadagnarti una sfilza di maledizioni che se ne attacca mezza ti trovano già cremato, ma davanti alla tv mentre guardavi X-Factor
Il fatto è che in media i commessi-inservienti-assistenti che si trovano nei negozi di strumenti grandi sono semplicemente una banda di creature minus habens. Che saranno anche sfruttate e malpagate, ma il discorso è sempre il solito: che cazzo di colpa ne hanno i tuoi clienti se il tuo capo ti paga 500 euro lordi al mese e ti fa fare gli straordinari non pagati la domenica e non ti mette in regola?
Detto questo, ricordati che a nessuno (ma proprio nessuno) piace entrare alle 17:54 nel tuo cazzo di negozio e correrti dietro fino alle 18:30 mentre tu fingi di essere occupato, ignori il cliente e dai udienza random a persone arrivate 20 minuti dopo chi sta aspettando.
Ti stupirà questa cosa, ma funziona proprio così.
Ricordati che se poi, una volta che sei stato accalappiato, tratti le persone con sufficienza - sia che sappiano di cosa parlano, sia che non abbiano dimestichezza con la materia - ti mette in una brutta posizione. La posizione di quello che perderà un cliente o, comunque, a cui verrà augurato un complicatissimo intervento a cuore aperto durante il quale passerà un piccione che gli cagherà nel torace provocando un'infezione sconosciuta e morte lunga e dolorosa.
Amato commesso, rimembra anche che ignorare i clienti quarantenni, tatuati, rasati e vestiti di nero che aspettano da 40 minuti per servire una sedicenne con look da dama d'oratorio non è una mossa furba.
Primo perché lei non te la darà mai in quanto, come minimo, ha fatto nove comunioni in tre giorni.
Secondo perché lei non te la darà mai anche se non fa la cresima ogni settimana, in quanto sei uno sfigato pauroso di quelli che a scuola vengono picchiati solo per come si presentano.
Terzo perché l'avanzo d'oratorio minorenne comprerà una tracolla in sintetico da 10 euro e se ne andrà. Il quarantenne tatuato invece aveva in mente di prendersi quella 335 Dot nera e baldracchissima da 280 euro... solo che tu sei una merda decerebrata e lui s'è incazzato: così la chitarra te la farà tirare giù, la proverà e se ne andrà senza comprarla. Perché tu devi morire e lui lì non comprerà più un cazzo.
Il sunto è: se comprate uno strumento, fatelo in un negozietto di fiducia ed evitate i pentoloni di merda tipo Lucky Music (tanto per non fare nomi).
Acari.
Jaded Eyes
[Lester Bangs, 1980 radio interview]
martedì, novembre 03, 2009
giovedì, ottobre 22, 2009
Il fatto è che più si va avanti, più ti senti uno stronzo sopraffatto. Che a volte reagisce anche male e a sproposito, non riesce a mettere in prospettiva. E' che quando ti senti appeso per un pelo del naso al bordo del precipizio, non riesci a essere troppo lucido.
Io no, comunque.
Beh, qualche conferma almeno è arrivata. Avevo ragione su due cose: sono una persona di merda e non ci si può mai fidare di nessuno.
E poi ho realizzato la comodità dell'andarsene prima che se ne vada il resto. Certo, ci vogliono le palle per farlo e quelle io le ho lasciate su qualche sella di bici da cross nei tardi anni Settanta, credo.
Io no, comunque.
Beh, qualche conferma almeno è arrivata. Avevo ragione su due cose: sono una persona di merda e non ci si può mai fidare di nessuno.
E poi ho realizzato la comodità dell'andarsene prima che se ne vada il resto. Certo, ci vogliono le palle per farlo e quelle io le ho lasciate su qualche sella di bici da cross nei tardi anni Settanta, credo.
sabato, ottobre 17, 2009
Lezioni di vita ed editoria
E' da poco uscito il secondo libro che ho scritto. E' intitolato Il mistero del Fantasma Formaggino [ovviamente no, il titolo è un altro]. Sono stato molto felice di questa cosa. Per circa sette minuti, ma è stato bello.
La cosa buffa è che mi par di scorgere dei pattern che si ripetono schematicamente, nonostante due sole esperienze. E vedo che si creano inevitabilmene equivoci non sempre simpatici e lievi, per cui vorrei spiegarvi una cosa. Un po' di cose.
Allora, fare un libro per una piccola casa editrice, peraltro onesta e corretta, significa che l'autore - nella migliore delle ipotesi - da tutta l'operazione potrà guadagnare (se gli va benone) 5-600 euro lordi (lordi, sottolineiamo, please) nell'arco di un paio d'anni. Questo per chiarire subito che non ci si fanno i soldi, non c'è grasso che cola da spalmare sul pane, non è una svolta e non ti cambierà la vita in meglio. Anzi.
Un'altra cosa che forse non sapete è che l'autore ha diritto a un tot di copie gratuite come primo compenso del suo sforzo (ah, ovviamente l'anticipo di cui tutti chiedono sempre, non esiste: mettetevelo in testa... nessuno molla un euro in anticipo).
Il problema è che le copie gratuite non sono certo un numero che consente di soddisfare le aspettative di tutti quelli che pensano di avere diritto a riceverne una o più di una in omaggio.
Pensate a una ventina di copie, non di più. Un paio le tiene l'autore, una va al comapgno/a, una alla famiglia, se va di culo solo 3-4 ad amici carissimi e persone che hanno aiutato (e otto sono partite).
Le altre 12, poco ma sicuro, vanno ai giornalisti che si contattano personalmente elemosinando una recensione (perché la casa editrice solitamente si aspetta che tu lo faccia e da sola non contatta mai più di quei 3-4 giornalisti fidati a cui sempre manda i libri... e allora, se vuoi che il libro giri minimamente, anche pochissimo, devi sbatterti per farlo recensire: legge inconfutabile di natura).
Morale: con quelle 20 copie iniziali non c'è da stare allegri e non dovete fare gli offesi se non ve ne regalano manco una.
Non è cattiveria, antipatia, mancanza di rispetto, stronzaggine, tiraggio e tutto ciò di cattivo che potreste pensare. E' che le fottute copie sono poche. E quando finiscono l'autore se le deve comprare, le copie in più. Che - se gli va proprio di culo - gli costano il 50-60% del prezzo di copertina.
Quindi (supponendo un prezzo standard sui 15 euro) l'autore paga come minimo sette euro e mezzo l'una tute le copie in più. Che ovviamente dovrebbe poi regalarvi.
Vi giuro che sarebbe bellissimo poterlo fare, ma non è un po' penalizzante, posto che uno per campare a mala pena deve lavorare 8-10 ore in un ufficio a sbattere la testa sul monitor per non dare di matto?
Ah già: però siete scandalizzati perché alle presentazioni, comunque, uno può portarsi i libri e venderli, così anche se li ha pagati ci guadagna sopra la differenza sul prezzo di copertina.
Vero.
Teoricamente.
Memo: i costi degli spostamenti, vitto e alloggio compresi sono totalmente a carico dell'autore.
Memo bis: a una presentazione se va benone - ai livelli da perdente signor nessuno a cui viaggio io, ovviamente - si vendono 4-5 libri al massimo e si devono anche ringraziare Allah, Buddha e la Madonna per il grande risultato. Quindi poco più di 30 euro (togliendo le spese per acquistarli).
Con 30 euro - a meno che non si facciano solo presentazioni nella propria città e ci si muova in tram o in motorino - non si fa molta strada. E se si decide di spostarsi, si perdono soldini.
Ancora.
Per cui... la prossima volta, prima di aspettarvi omaggi gioiosi e prima di chiedere con aria allupata:
- "come mai non mi hai portato un po' di copie del libro? Io te lo faccio girare ho degli amici interessati che scrivono",
- "ma perché non vai a presentare a Napoli, Roma, Salerno, Bari e Palermo?"
- "ma la casa editrice non ti paga treno/aereo/albergo?"
- "portamene 5: ti interessa un po' di pubblicità?"
...ecco, prima di chiedere queste robe - e altre genialate ancora che comunque contemplano sempre l'omaggio finale (singolo o multiplo) - pensate a quello che c'è scritto sopra.
Noi (cioè la gente come me) si pubblica da sfigati, non si ha un euro da ficcarsi in un occhio, non si ha modo di fare i grandiosi, si viaggia se si può e con budget infimi.
E, soprattutto, questo non è il nostro mestiere, purtroppo, quindi le cose dobbiamo farle nei ritagli e nei weekend. Insieme a tutte le altre grane che la vita ti impone di smazzare.
Ed è gusto così. Nessuno si lamenta. Solo, per favore, pensate prima di parlare. E tutti saremo più amici e contenti.
La cosa buffa è che mi par di scorgere dei pattern che si ripetono schematicamente, nonostante due sole esperienze. E vedo che si creano inevitabilmene equivoci non sempre simpatici e lievi, per cui vorrei spiegarvi una cosa. Un po' di cose.
Allora, fare un libro per una piccola casa editrice, peraltro onesta e corretta, significa che l'autore - nella migliore delle ipotesi - da tutta l'operazione potrà guadagnare (se gli va benone) 5-600 euro lordi (lordi, sottolineiamo, please) nell'arco di un paio d'anni. Questo per chiarire subito che non ci si fanno i soldi, non c'è grasso che cola da spalmare sul pane, non è una svolta e non ti cambierà la vita in meglio. Anzi.
Un'altra cosa che forse non sapete è che l'autore ha diritto a un tot di copie gratuite come primo compenso del suo sforzo (ah, ovviamente l'anticipo di cui tutti chiedono sempre, non esiste: mettetevelo in testa... nessuno molla un euro in anticipo).
Il problema è che le copie gratuite non sono certo un numero che consente di soddisfare le aspettative di tutti quelli che pensano di avere diritto a riceverne una o più di una in omaggio.
Pensate a una ventina di copie, non di più. Un paio le tiene l'autore, una va al comapgno/a, una alla famiglia, se va di culo solo 3-4 ad amici carissimi e persone che hanno aiutato (e otto sono partite).
Le altre 12, poco ma sicuro, vanno ai giornalisti che si contattano personalmente elemosinando una recensione (perché la casa editrice solitamente si aspetta che tu lo faccia e da sola non contatta mai più di quei 3-4 giornalisti fidati a cui sempre manda i libri... e allora, se vuoi che il libro giri minimamente, anche pochissimo, devi sbatterti per farlo recensire: legge inconfutabile di natura).
Morale: con quelle 20 copie iniziali non c'è da stare allegri e non dovete fare gli offesi se non ve ne regalano manco una.
Non è cattiveria, antipatia, mancanza di rispetto, stronzaggine, tiraggio e tutto ciò di cattivo che potreste pensare. E' che le fottute copie sono poche. E quando finiscono l'autore se le deve comprare, le copie in più. Che - se gli va proprio di culo - gli costano il 50-60% del prezzo di copertina.
Quindi (supponendo un prezzo standard sui 15 euro) l'autore paga come minimo sette euro e mezzo l'una tute le copie in più. Che ovviamente dovrebbe poi regalarvi.
Vi giuro che sarebbe bellissimo poterlo fare, ma non è un po' penalizzante, posto che uno per campare a mala pena deve lavorare 8-10 ore in un ufficio a sbattere la testa sul monitor per non dare di matto?
Ah già: però siete scandalizzati perché alle presentazioni, comunque, uno può portarsi i libri e venderli, così anche se li ha pagati ci guadagna sopra la differenza sul prezzo di copertina.
Vero.
Teoricamente.
Memo: i costi degli spostamenti, vitto e alloggio compresi sono totalmente a carico dell'autore.
Memo bis: a una presentazione se va benone - ai livelli da perdente signor nessuno a cui viaggio io, ovviamente - si vendono 4-5 libri al massimo e si devono anche ringraziare Allah, Buddha e la Madonna per il grande risultato. Quindi poco più di 30 euro (togliendo le spese per acquistarli).
Con 30 euro - a meno che non si facciano solo presentazioni nella propria città e ci si muova in tram o in motorino - non si fa molta strada. E se si decide di spostarsi, si perdono soldini.
Ancora.
Per cui... la prossima volta, prima di aspettarvi omaggi gioiosi e prima di chiedere con aria allupata:
- "come mai non mi hai portato un po' di copie del libro? Io te lo faccio girare ho degli amici interessati che scrivono",
- "ma perché non vai a presentare a Napoli, Roma, Salerno, Bari e Palermo?"
- "ma la casa editrice non ti paga treno/aereo/albergo?"
- "portamene 5: ti interessa un po' di pubblicità?"
...ecco, prima di chiedere queste robe - e altre genialate ancora che comunque contemplano sempre l'omaggio finale (singolo o multiplo) - pensate a quello che c'è scritto sopra.
Noi (cioè la gente come me) si pubblica da sfigati, non si ha un euro da ficcarsi in un occhio, non si ha modo di fare i grandiosi, si viaggia se si può e con budget infimi.
E, soprattutto, questo non è il nostro mestiere, purtroppo, quindi le cose dobbiamo farle nei ritagli e nei weekend. Insieme a tutte le altre grane che la vita ti impone di smazzare.
Ed è gusto così. Nessuno si lamenta. Solo, per favore, pensate prima di parlare. E tutti saremo più amici e contenti.
mercoledì, ottobre 07, 2009
mercoledì, settembre 30, 2009
Chirurgia d'urgenza ai tempi di Attila
E abbiamo proprio una situazione. All'inglese, però: "We've got a situation, Sir".
L'aria è sempre più da ultimi giorni del regime, però si marcia, si continua. Che poi, chissà, invece le cose andranno bene e vai con l'happy ending, tutt'apposto, evviva.
Patetica illusione, lo so. Non mi sono rincoglionito. E' solo che in mancanza di alternative meno dolorose, si marcia. Vigliaccheria giustificata dal concetto filosofico di necessità. Ma vigliaccheria.
E tutto questo semplice meccanismo (in linea del tutto teorica anche facile da smontare - ma poi con la pratica vorrei vedere voi) ti affetta dentro come un coltello di quelli che nei film usano per il sushi - che poi io non l'ho mai mangiato il sushi col pesce, solo vegetale, quindi che cazzo ne so se è vero; secondo me no, a vederli sembrano pezzi tagliati normalmente senza tante cazzate da set.
Taglia veloce, non te ne accorgi e continui a dibatterti e a fare le tue cose ancora per un po'. Poi [restiamo nel fictional, ché ci piace oggi] arriva una bacchettina di legno impugnata da una manona tremebonda di milanese quaranta-e-qualcosa-enne che ha portato a cena la squinzia nuova del marketing, tira su il tuo culo e le tue gambe e se le ingoia sputacchiando riso. E allora smetti di muoverti e fare le tue cose. Forse capisci o magari dici solo "Cazzo". Ed è fatta. Chirurgicamente risolta.
Complimenti.
E' un casino, dunque. Però una cosa utile posso dirvela: ho (re)imparato che saltando la pausa pranzo posso evadere prima delle 16:30 e nell'economia esistenziale di un futuro pezzo di sushi alla milanese, tutto ciò acquista un valore buffamente inestimabile.
Fanculo il wasabi. Acari.
L'aria è sempre più da ultimi giorni del regime, però si marcia, si continua. Che poi, chissà, invece le cose andranno bene e vai con l'happy ending, tutt'apposto, evviva.
Patetica illusione, lo so. Non mi sono rincoglionito. E' solo che in mancanza di alternative meno dolorose, si marcia. Vigliaccheria giustificata dal concetto filosofico di necessità. Ma vigliaccheria.
E tutto questo semplice meccanismo (in linea del tutto teorica anche facile da smontare - ma poi con la pratica vorrei vedere voi) ti affetta dentro come un coltello di quelli che nei film usano per il sushi - che poi io non l'ho mai mangiato il sushi col pesce, solo vegetale, quindi che cazzo ne so se è vero; secondo me no, a vederli sembrano pezzi tagliati normalmente senza tante cazzate da set.
Taglia veloce, non te ne accorgi e continui a dibatterti e a fare le tue cose ancora per un po'. Poi [restiamo nel fictional, ché ci piace oggi] arriva una bacchettina di legno impugnata da una manona tremebonda di milanese quaranta-e-qualcosa-enne che ha portato a cena la squinzia nuova del marketing, tira su il tuo culo e le tue gambe e se le ingoia sputacchiando riso. E allora smetti di muoverti e fare le tue cose. Forse capisci o magari dici solo "Cazzo". Ed è fatta. Chirurgicamente risolta.
Complimenti.
E' un casino, dunque. Però una cosa utile posso dirvela: ho (re)imparato che saltando la pausa pranzo posso evadere prima delle 16:30 e nell'economia esistenziale di un futuro pezzo di sushi alla milanese, tutto ciò acquista un valore buffamente inestimabile.
Fanculo il wasabi. Acari.
sabato, settembre 26, 2009
...
Come dire: l'odio per i collaboratori che non rispettano le deadline è conclamato.
Avete tutti un sacco di problemi. Sempre. Regolarmente. Che è come dire che non ve ne frega un cazzo e avete altro da fare... solo che non lo dite chiaramente.
Andate a cagare.
Avete tutti un sacco di problemi. Sempre. Regolarmente. Che è come dire che non ve ne frega un cazzo e avete altro da fare... solo che non lo dite chiaramente.
Andate a cagare.
lunedì, settembre 14, 2009
giovedì, settembre 10, 2009
Not done yet
Ci sono ancora eh. Solo che, anche se dicevo che non sarebbe successo, alla fine è stato più comodo, in questo periodo, fare il ggggiovane su Fèisbùc. Ché aggiornare gli status è più veloce e meno impegnativo. A volte imbarazzante, perché inanello un paio di refusi nello spazio di tre righe - e allora corri a cancellare lo status e riscrivilo in italiano. Ma vabbè.
Comunque succede che tutto procede anche se sembra sempre di essere al palo. Non necessariamente procede verso direzioni esaltanti, ma procede.
Volevo dire subito, per prima cosa, che a me di Mike bongiorno non frega niente. Davvero. Nei primi istanti in cui i colleghi commentavano la notizia ho sentito un tepore gelido (questa la brevetto) di indifferenza. Poi nel corso delle 36 ore seguenti ho maturato proprio un certo risentimento, odio e arrogante strafottenza. E' morto un becero lacché del tubo catodico, che da un po' era in rotta col Berlusca, ma per anni (decenni) ne ha fatto la fortuna, con tutte le collusioni del caso.
Poi Bongiorno mi è sempre sembrato uno che non stava a sentire nessuno perché si sentiva troppo importante, figo e grande. E allora dico... il mondo è pieno di stronzi, quindi non è certo con la sua dipartita che ci troveremo a corto di materia prima.
Vediamo che altro bolle nel pentolone fognario.
- A metà ottobre c'è Vinilmania e cazzo, ci voleva. Non tanto per i soldi che ci spenderò, ma per la libidine goduriosa che quella sarabanda intrinsecamente porta in sé, per il sottoscritto.
- La settimana prossima, invece, trasferta per una roba tipo reading performance (io non leggo, ma strimpello la guitarra accompagnando il performer del momento). Sarà buffo credo, soprattutto una cosa nuova per me. Probabilmente verrà una cagata, ma lontano da casa e in ambienti alieni ognuno è più legittimato a far cagare con cinica indifferenza, pensando solo agli euri che gli danno e a bere qualche bicchiere.
- Ho registrato 4 pezzi in studio per una cosa solista che dovrei fare. Uso il condizionale perché l'etichetta con cui si doveva fare è attualmente scomparsa e boh... vabbè sticazzi. Farò da me.
Fanculo tutti come al solito: non c'è problema.
- Poi cè la Blogfest (per lavoro, non sia mai), che se non c'era non era una perdita per nessuno ma vabbè. Se non altro pare che si lavorerà vicino al bar. Uomo avvisato...
Vado. Acari.
Comunque succede che tutto procede anche se sembra sempre di essere al palo. Non necessariamente procede verso direzioni esaltanti, ma procede.
Volevo dire subito, per prima cosa, che a me di Mike bongiorno non frega niente. Davvero. Nei primi istanti in cui i colleghi commentavano la notizia ho sentito un tepore gelido (questa la brevetto) di indifferenza. Poi nel corso delle 36 ore seguenti ho maturato proprio un certo risentimento, odio e arrogante strafottenza. E' morto un becero lacché del tubo catodico, che da un po' era in rotta col Berlusca, ma per anni (decenni) ne ha fatto la fortuna, con tutte le collusioni del caso.
Poi Bongiorno mi è sempre sembrato uno che non stava a sentire nessuno perché si sentiva troppo importante, figo e grande. E allora dico... il mondo è pieno di stronzi, quindi non è certo con la sua dipartita che ci troveremo a corto di materia prima.
Vediamo che altro bolle nel pentolone fognario.
- A metà ottobre c'è Vinilmania e cazzo, ci voleva. Non tanto per i soldi che ci spenderò, ma per la libidine goduriosa che quella sarabanda intrinsecamente porta in sé, per il sottoscritto.
- La settimana prossima, invece, trasferta per una roba tipo reading performance (io non leggo, ma strimpello la guitarra accompagnando il performer del momento). Sarà buffo credo, soprattutto una cosa nuova per me. Probabilmente verrà una cagata, ma lontano da casa e in ambienti alieni ognuno è più legittimato a far cagare con cinica indifferenza, pensando solo agli euri che gli danno e a bere qualche bicchiere.
- Ho registrato 4 pezzi in studio per una cosa solista che dovrei fare. Uso il condizionale perché l'etichetta con cui si doveva fare è attualmente scomparsa e boh... vabbè sticazzi. Farò da me.
Fanculo tutti come al solito: non c'è problema.
- Poi cè la Blogfest (per lavoro, non sia mai), che se non c'era non era una perdita per nessuno ma vabbè. Se non altro pare che si lavorerà vicino al bar. Uomo avvisato...
Vado. Acari.
martedì, agosto 18, 2009
Cose random sugli USA che mi vengono in mente
Gli americani, contrariamente allo stereotipo, sono piuttosto gentili - salvo qualche caso patologico, ma chiaramente distinguibile già a occhio dati i sintomi di demenza e ritardo mentale.
La Death Valley fa davvero cagare addosso. L'ho fatta a tavoletta all'alba per paura del caldo e di restare lì a morire con l'auto rotta.
Los Angeles è una figata, esattamente come me l'aspettavo.
Amoeba è una figata in tutte le sue declinazioni (L.A., Frisco e Berkeley). La migliore catena di negozi di dischi mai vista in 39 anni di vita.
Rasputin non è male, ma me lo sono goduto meno di Amoeba per var motivi contingenti.
La libreria Moe's a Berkeley è un'emanazione diretta di dio, ammesso che una cosa simile a dio esista. In caso negativo, Moe's è degna di diventare oggetto di venerazione religiosa.
Cenare alle porte della Death Valley nell'unico posto presente nell'arco di millemila miglia per un vegetariano significa avere una sola scelta: one pound of fries, ovvero un cesto gigante di patate fritte. Con ketchup e senape a richiesta.
Negli USA se il prezzo scritto su una cosa è 10, state certi che alla cassa lo pagherete di più. E non è che vi derubano... è solo che al prezzo del cartellino bisogna sempre aggiungere una fottuta tassa tipo IVA, del 9% circa o giù di lì). Fregatura!
Se qualcuno si fosse mai domandato qual è il posto peggiore della Terra, l'equivalente del cesso alla turca degli sgherri del demonio... beh, ve lo dico io. E' Las Vegas. Un gigantesco pitale di deiezioni, infestato dall'umanità più grassa, becera, decerebrata e rimbambita mai vista.
Bomb Las Vegas, now.
San Francisco è bella, ma un po' troppo turistica. E cara. Il giro sulla cable line (il tram tipico), però, vale la pena.
San Luìs Obispo è uno strano esperimento di ingegneria socio-urbana. Pensate a Voghera trapiantata in un contesto pseudo-messicano. Secondo me l'Area 51 vera è lì.
Melrose Street a L.A. è un notevole concentrato di negozi interessanti... dischi, vestiti, fricchettonerie, cibo, roba usata, etc etc.
Beverly Hills. Ma ci abita qualcuno per davvero? Perché sembra disabitata.
I burritos vegetariani. Mioddìo. Se in Italia fossero arrivati questi, negli anni Settanta, invece dell'eroina, le cose sarebbero molto diverse.
A San Francisco se apri un ristorante sei obbligato a farlo finto italiano, se no il sindaco ti straccia la licenza e coi coriandoli pulisce il culo al suo cagnolino.
A Williams ho vinto una Hot Wheels. In un negozio di carabattole - visto che avevo speso circa 10 dollari - mi hanno fatto girare una roba tipo ruota dela fortuna fatta con legno, carta e pennarello e mi sono aggiudicato l'oggettone. Priceless.
La Route 66. Eh beh... merita.
La carta Postepay prepagata delle poste italiane negli USA... che risate. Funziona a cazzo, se e quando ne ha voglia. E il bello è che non c'è una regola per capire quando andrà e quando no.
Le monetine da un centesimo sono infestanti. Non apena ne metti una in tasca nel giro di poche ore ha figliato e si è moltiplicata. Terribile.
Nelle zone riserva indiana non vendono nemmeno una birretta da 2°. Niente alcool, come nei film di cowboy e indiani. Ovviamente io ho chiesto a una povera crista una birra alla spina nel cuore di una riserva navajo. Priceless.
Gli americani sono mediamente molto grassi. Ho visto gente fare colazione alle 6:30 del mattino con hamburger e patatine. Oppure con dei fantastici onion rings. Mortacci loro.
A Las Vegas c'è gente che gioca già alle 7:30 del mattino. Complimenti ragazzi.
Venice Beach è esattamente il freak show che ci si immagina, solo meno patinato e più ruspante. Grandioso posto. Ho visto cose che voi umani... (una su tutte: band di scoppiati intossicati che suona sul lungomare; al basso c'è un poliomielitico focomelico, con gli arti tutti atrofizzati, coricato su un lato sopra a una cassa di legno e parzialmente coperto da un telo. Suona il basso coi piedi - o con quelli che dovrebbero essere i piedi... allucinante).
Per gli americani una macchina grossa come una Renault 11 è una economy car, sconsigliata per viaggi extraurbani (aveva un bagagliaio dove avrei potuto stoccare oltre alle 4 valigie, almeno un cadavere extra).
Gli americani hanno le auto col cambio automatico. Il che significa che se non sei affetto da qualche handicap motorio fatichi come una bestia a guidarle. La buona notizia è che dopo 15 giorni di quel tipo di gestione, in Italia non riuscirai più a guidare come prima la tua macchina col cambio normale, facendo la figura del pirla ogni mezzo minuto.
I parchi sono fichi, anche se non ho visto neppure un tanto decantato esemplare di fauna selvaggia. Solo fauna umana e brutta.
I leoni di mare sono punk.
E' difficile trovare due americani che parlano nello stesso modo. Ogni persona parla la propria versione della lingua.
Haight Ashbury non è niente male. E poi c'è Amoeba, chevvelodicoaffà...
La Death Valley fa davvero cagare addosso. L'ho fatta a tavoletta all'alba per paura del caldo e di restare lì a morire con l'auto rotta.
Los Angeles è una figata, esattamente come me l'aspettavo.
Amoeba è una figata in tutte le sue declinazioni (L.A., Frisco e Berkeley). La migliore catena di negozi di dischi mai vista in 39 anni di vita.
Rasputin non è male, ma me lo sono goduto meno di Amoeba per var motivi contingenti.
La libreria Moe's a Berkeley è un'emanazione diretta di dio, ammesso che una cosa simile a dio esista. In caso negativo, Moe's è degna di diventare oggetto di venerazione religiosa.
Cenare alle porte della Death Valley nell'unico posto presente nell'arco di millemila miglia per un vegetariano significa avere una sola scelta: one pound of fries, ovvero un cesto gigante di patate fritte. Con ketchup e senape a richiesta.
Negli USA se il prezzo scritto su una cosa è 10, state certi che alla cassa lo pagherete di più. E non è che vi derubano... è solo che al prezzo del cartellino bisogna sempre aggiungere una fottuta tassa tipo IVA, del 9% circa o giù di lì). Fregatura!
Se qualcuno si fosse mai domandato qual è il posto peggiore della Terra, l'equivalente del cesso alla turca degli sgherri del demonio... beh, ve lo dico io. E' Las Vegas. Un gigantesco pitale di deiezioni, infestato dall'umanità più grassa, becera, decerebrata e rimbambita mai vista.
Bomb Las Vegas, now.
San Francisco è bella, ma un po' troppo turistica. E cara. Il giro sulla cable line (il tram tipico), però, vale la pena.
San Luìs Obispo è uno strano esperimento di ingegneria socio-urbana. Pensate a Voghera trapiantata in un contesto pseudo-messicano. Secondo me l'Area 51 vera è lì.
Melrose Street a L.A. è un notevole concentrato di negozi interessanti... dischi, vestiti, fricchettonerie, cibo, roba usata, etc etc.
Beverly Hills. Ma ci abita qualcuno per davvero? Perché sembra disabitata.
I burritos vegetariani. Mioddìo. Se in Italia fossero arrivati questi, negli anni Settanta, invece dell'eroina, le cose sarebbero molto diverse.
A San Francisco se apri un ristorante sei obbligato a farlo finto italiano, se no il sindaco ti straccia la licenza e coi coriandoli pulisce il culo al suo cagnolino.
A Williams ho vinto una Hot Wheels. In un negozio di carabattole - visto che avevo speso circa 10 dollari - mi hanno fatto girare una roba tipo ruota dela fortuna fatta con legno, carta e pennarello e mi sono aggiudicato l'oggettone. Priceless.
La Route 66. Eh beh... merita.
La carta Postepay prepagata delle poste italiane negli USA... che risate. Funziona a cazzo, se e quando ne ha voglia. E il bello è che non c'è una regola per capire quando andrà e quando no.
Le monetine da un centesimo sono infestanti. Non apena ne metti una in tasca nel giro di poche ore ha figliato e si è moltiplicata. Terribile.
Nelle zone riserva indiana non vendono nemmeno una birretta da 2°. Niente alcool, come nei film di cowboy e indiani. Ovviamente io ho chiesto a una povera crista una birra alla spina nel cuore di una riserva navajo. Priceless.
Gli americani sono mediamente molto grassi. Ho visto gente fare colazione alle 6:30 del mattino con hamburger e patatine. Oppure con dei fantastici onion rings. Mortacci loro.
A Las Vegas c'è gente che gioca già alle 7:30 del mattino. Complimenti ragazzi.
Venice Beach è esattamente il freak show che ci si immagina, solo meno patinato e più ruspante. Grandioso posto. Ho visto cose che voi umani... (una su tutte: band di scoppiati intossicati che suona sul lungomare; al basso c'è un poliomielitico focomelico, con gli arti tutti atrofizzati, coricato su un lato sopra a una cassa di legno e parzialmente coperto da un telo. Suona il basso coi piedi - o con quelli che dovrebbero essere i piedi... allucinante).
Per gli americani una macchina grossa come una Renault 11 è una economy car, sconsigliata per viaggi extraurbani (aveva un bagagliaio dove avrei potuto stoccare oltre alle 4 valigie, almeno un cadavere extra).
Gli americani hanno le auto col cambio automatico. Il che significa che se non sei affetto da qualche handicap motorio fatichi come una bestia a guidarle. La buona notizia è che dopo 15 giorni di quel tipo di gestione, in Italia non riuscirai più a guidare come prima la tua macchina col cambio normale, facendo la figura del pirla ogni mezzo minuto.
I parchi sono fichi, anche se non ho visto neppure un tanto decantato esemplare di fauna selvaggia. Solo fauna umana e brutta.
I leoni di mare sono punk.
E' difficile trovare due americani che parlano nello stesso modo. Ogni persona parla la propria versione della lingua.
Haight Ashbury non è niente male. E poi c'è Amoeba, chevvelodicoaffà...
lunedì, luglio 20, 2009
Lesson n. fuck off
Lezioni di milanesità (ma anche di romanità, in prospettiva sui tempi andati).
LORO hanno fretta, una fretta del Diavolo bastardo. Hanno bisogno che il lavoro sia fatto entro 2-3 giorni massimo, perché "è scoppiata la bomba" (cito).
Il lavoro lo ricevono in 24 ore.
Perfetto, tutti felici, pare.
Qualcuno mi spieghi, però, perché tutto ciò accadeva verso la metà di maggio e a oggi (20 luglio '09) non è stato messo in cantiere nulla di attinente a quel progetto.
Lezione n. 1.435.000: gli stronzi hanno sempre fretta perché sì. Motivi zero, ottusaggine tanta.
LORO hanno fretta, una fretta del Diavolo bastardo. Hanno bisogno che il lavoro sia fatto entro 2-3 giorni massimo, perché "è scoppiata la bomba" (cito).
Il lavoro lo ricevono in 24 ore.
Perfetto, tutti felici, pare.
Qualcuno mi spieghi, però, perché tutto ciò accadeva verso la metà di maggio e a oggi (20 luglio '09) non è stato messo in cantiere nulla di attinente a quel progetto.
Lezione n. 1.435.000: gli stronzi hanno sempre fretta perché sì. Motivi zero, ottusaggine tanta.
giovedì, luglio 09, 2009
via, via, la psicopoliziaaaaaa
non sono deceduto, né questo spazio è chiuso. solo che caldo, pigrizia e un altrio valvolone di sfogo mi hanno rallentato l'attività. e poi c'è la dream police che pattuglia, talvolta.
ah, oggi niente maiuscole, non ne ho voglia.
ho fatto molti acquisti, lately, anche se poi il tempo e i momenti da dedicare a musica e lettura latitano. inizio a sembrare mio papà che ha accumulato migliaia di dischi per la pensione. e poi quando la pensione è arrivata, ha capito che non gliene fregava più molto. così i dischi restano lì. 'azz...
acari
ah, oggi niente maiuscole, non ne ho voglia.
ho fatto molti acquisti, lately, anche se poi il tempo e i momenti da dedicare a musica e lettura latitano. inizio a sembrare mio papà che ha accumulato migliaia di dischi per la pensione. e poi quando la pensione è arrivata, ha capito che non gliene fregava più molto. così i dischi restano lì. 'azz...
acari
mercoledì, giugno 17, 2009
Masàgio 20 eulo
Tristezza. Al posto del Fun House, circoletto arci cultural-musicale sul Naviglio Grande, ora c'è un centlo masàgio made in China. Il Fun House sarà durato 2 anni scarsi. Poi un bel dì è sparita l'insegna, coperta da due pannelli blu. Ieri i pannelli sono diventati rosa shocking tendente fuxia et voilà: masàgio 20 eulo.
sabato, giugno 13, 2009
martedì, giugno 09, 2009
Temibili volatili in salsa per diabetici. In senso anafestico
Sabato ho visto questa roba: Wordpressphoto. Foto che hanno vinto premi, foto notizia.
La più allegra era una disgrazia. E poi sparatorie, monsoni, morti annegati, albini con i tumori della pelle. No, vabbè, c'era anche qualche foto sportiva - pugili suonati e un saltatore, direi. E un paio di animali.
Ma la faccenda più degna di nota è che per la prima volta ho visto Corso Como. L'avevo visto solo su Second Life. E andava bene così, per quanto mi concerne.
La più allegra era una disgrazia. E poi sparatorie, monsoni, morti annegati, albini con i tumori della pelle. No, vabbè, c'era anche qualche foto sportiva - pugili suonati e un saltatore, direi. E un paio di animali.
Ma la faccenda più degna di nota è che per la prima volta ho visto Corso Como. L'avevo visto solo su Second Life. E andava bene così, per quanto mi concerne.
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