Jaded Eyes (aka life fucked my ass and I'm going to do something crazy and deadly)

I'm so utterly alienated myself and utterly disgusted to be quite frank that I wonder if I really wanna do anything in the next few years.

[Lester Bangs, 1980 radio interview]

lunedì, ottobre 31, 2011

ps

Sono un mostro, ok. non sento niente, solo gli Stooges nel cervello. E mi capitò anni orsono. E andò a finire malissimo.

essereononessere

Contieniti. Non reggo più.

sabato, ottobre 29, 2011

Yes sir

Sistema D(ioporco) here we come

Sempre più diffuso nei paesi in via di sviluppo, il mercato nero attecchisce oramai anche in quelli più ricchi. Secondo uno studio del professor Friedrich Schneider dell’Università di Linz, in Austria, nel 2011 il fatturato del mercato nero dell’Unione Europea crescerà ancora, raggiungendo quota 1.900 miliardi di euro. Una economia sommersa che ha i suoi vantaggi. Come ha già dimostrato uno studio di Deutsche Bank nel 2009, i paesi europei con le percentuali più alte di lavoro nero come Grecia, Italia e Portogallo hanno reagito meglio agli effetti della crisi economica del 2008-2009 rispetto ai paesi con il mercato del lavoro decisamente regolamentato. In Sudamerica nello stesso periodo, il lavoro in nero è cresciuto perché rimanendo nei canali occupazionali tradizionali non si riusciva ad arrivare alla fine del mese.
Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), nel 2009 circa 1,8 miliardi di persone hanno lavorato in nero, ossia la metà della forza lavoro mondiale. Questi dati sono tuttavia destinati a crescere vertiginosamente: le stime dell’OCSE dicono che nel 2020 addirittura due terzi della forza lavoro mondiale avrà abbandonato il mercato ufficiale per il Sistema D, un’economia spontanea, parallela e multinazionale, con le sue regole non scritte, che sfugge a ogni controllo statale o istituzionale e che soprattutto non paga le tasse.

Leggi l'articolo su Il Post

domenica, ottobre 23, 2011

Just before I go

Scaricate e godete.
Non è agevolissimo beccare il bootleg (perché i file sono da tirar giù singolarmente e seguendo alcune istruzioni), ma sticazzi.

Solo trappole e carote

Avanti Savoia, che si finisce in salamoia.
Ce n'è sempre una - sempre, e la cosa peculiare è che sono ogni volta più grandi. Trappoloni che ti lasciano lì, mentre cammini cercando solo di stare in pace e di non andare troppo in putrefazione; ma no, c'è sempre chi ha l'hobby di provare a farti secco o metterti in un bel gabbione.
Funziona così: tu vai, alzi un secondo lo sguardo, cadi nel buco. Cerchi di tirarti fuori, arriva lo stronzo che l'ha fatto e devi contrattare, lasciandogli ogni volta un pezzo della tua vita in cambio della facoltà di poter continuare e goderti la prossima trappola. Magari un metro più avanti.
Ah che goduria però, quei quattro secondi in cui pensi "ce l'ho fatta anche stavolta, poteva andare peggio". Certo, ti godi la tua carota, che però non finisce esattamente in bocca. Prova a pensare dove si infila, invece.

sabato, ottobre 01, 2011

Fottere la mutanda di Dio

E' passato tanto tempo dalla nascita di questo cazzo di blog. Troppo anche.
E' passato tanto tempo dall'ultima volta che ci ho scritto sopra.

E in questi due lassi io sono cambiato. Parecchio. Troppo? Forse. La cosa che fa più ridere è, però, che non c'è stato il classico cambiamento da film tipo "è diventato una persona migliore, bella".
No. Porco il vaticano.

Sono peggiore, più incazzato, più stressato, più fibrillante, più ripieno di odio, più spaesato e più irrazionale di prima.
E' una condizione che mi si addice, credo, ma mi sta piacevolmente portando verso il confine dopo cui c'è la classica zona HIC SUNT LEONES.

Hic sunt esplosioni nucleari e insensatezza imprevedibile.

Non farne mai una giusta è peculiare. Patologico, forse.
E se fosse tutta una montatura? Devo trovare chi è il colpevole. E non passerà un bel momento, una volta che l'avrò trovato.

domenica, aprile 17, 2011

A uì uè

Bella merda, và.
Comunque fra una decina d'anni, quando inizierai a farti qualche idea e a capire, mi conoscerai che non sarò nemmeno più l'ombra di me stesso, caro il mio ragazzetto. Spero solo che qualcuno ti spieghi di avere un po' di comprensione, che non ero affatto così, ma è successo ed è andata veramente di sfiga.
E porco dio, tieni giù le mani dai miei dischi e le mie chitarre. Non ti chiedo molto altro. Anzi, nient'altro.

giovedì, febbraio 10, 2011

Tre cose in un occhio

Passare giorni a pensare a tre cose.
Uno: che figlio di merda sei stato e sei.
Due: che tuo figlio ancor prima di nascere avrà già da vergognarsi di suo padre, un vecchio orribile che neppure riesce - tra l'altro - ad appassionarsi all'idea di diventare padre.
Tre: che devi trovare il coraggio di mollare le tue cose. Vendere tutto, che intanto è finita. Il trucco è non pensarci mai più, dopo. Chissà come si fa. Però sembra l'unica soluzione, di fronte alla fine del mondo.

E fa un male porco.

Mai sentita una roba così.

domenica, dicembre 19, 2010

Lo stagista perpetuo dei miei coglioni

Anni di semina, magari non molto scientifica oppure ordinata. Ma semina lunga. Copiosa. Continua. Stancante. Si è fatto l'insegnamento, il giornalismo, la tv, il cinema, la saggistica, la musica, il web, la discografia, il booking, il commercio, l'editoria.
Non è nato un cazzo, solo qualche fottutissima piantina gobba e rinsecchita. Roba che ti fa venire da ridere, se la vedi per la prima volta. Roba che nella migliore delle ipotesi è destinata e diventare argomento di ocnversazione in famiglia fra qualche decina d'anni, tipo, "Massì, era un tizio originale aveva anche fatto dei libri, dei film, dei dischi... devono essere in cantina, se li ritrovo te li porto".

Ci sta, sono cose che succedono nelle famiglie. Anche frequentemente. Però un problemino ci sarebbe. E sarebbe il seguente: adesso, che cazzo faccio?

venerdì, dicembre 03, 2010

the book of the motherfucking jungle

Ho scritto tre libr(ett)i in tre anni. Wow, fico, bella lì, grande, ma dai... bollocks.
Tanto tempo, passione, anche soldi ed energie spesi per scriverli, ma nulla. Letti da nessuno o quasi, comprati da ancor meno gente, apprezzati forse giusto dalla mamma - che povera donna, anche se di musica non si interessa ci ha messo tanta buona volontà.
Ah e ovviamente non un cent incassato. Anzi, sono in debito - pare - per le copie extra contratto chieste e ricevute.
Che poi i soldi sono un non problema, mica si fanno per soldi le biografie rock. Però la constatazione del flop, del disinteresse conclamato (recensioni? Forse 7-8 in totale, per tutti e tre i libri insieme), del silenzio tombale - probabilmente imbarazzato - di chi li ha presi... ecco queste cose mi portano a farmi una domanda. Ossia: ma c'è bisogno che io continui a sporcare pagine di carta per il mio semplice ego vanitoso? Mi pare che sia obbligata, la risposta.

Sapevàtelo. E' giusto e onorevole riconoscere di non essere all'altezza delle cose. Anche se fa male come quando ti mettono i punti senza anestesia.

domenica, settembre 19, 2010

Relativismo is for suckers

A volte uno - e si sa chi è quell'uno - pensa di avere fatto delle cose, di aver costruito qualcosa. E invariabilmente questa sensazione si schiccia come una merda sotto a un anfibio di fronte a quello che altri fanno e hanno fatto. E di fronte alla percezione che gli altri hanno delle suddette cose fatte.
Morale: il relativismo sulla carta è facile, ma quando lo applichi ti bastona pesantemente.
Insomma, meno male che c'è la gatta, che si siede sotto alla scrivania (comoda, su una bella scatola di cartone) e pisola lì, ogni tanto mi tocca una gamba come per rassicurarmi che c'è ancora e io sono leggermente più tranquillo.
Che poi qualche domanda viene da farsela, se l'unica serenità arriva dall'avere la gatta seduta vicino.

Un pensiero ancora più disgiunto. Questo blog ha otto anni abbondanti. Quando è nato i blogger italiani erano piuttosto pochi - e bene o male un circolo piuttosto ristretto. Di quelli che c'erano all'epoca e che si davano più da fare, la maggior parte ora pubblica libri, scrive sui mensili blasonati di Condé Nast/Mondadori/RCS, va in tv, ha un agente, viaggia, incontra i fan...
Posso dire con tragico orgoglio (stocazzo...) che qui non è successo. Sfiga era, sfiga è restata.
Amo la coerenza, anche se mi porterà alla tomba.

sabato, luglio 17, 2010

quando quando quando

Banalità. Ma finché non la si vede chiaramente, la si ignora.

Svolgimento.

Capita che arrivi un momento in cui chiunque ti sta intorno dimostra palese insofferenza nei tuoi confronti. Le manifestazioni di questo stato di cose possono essere piuttosto sfaccettate e cangianti, ma non sono difficili da identificare e ricondurre alla loro causa.
Vedi che chi prima era sempre gentile inizia a essere acido/a o scontroso/a.
Vedi che invece di chiacchierare facilmente occorre fare domanda in carta bollata perché qualcuno ti rivolga la parola.
Vedi che si eclissano il minimo sindacale di gentilezza e quello di civiltà (salutare? Ma vaffanculo; rispondere a una domanda senza sbuffare? Fottiti... etc etc etc).
Percepisci un denso disinteresse malcelato verso ogni tua espressione verbale.

In poche parole, dopo un po' di questo trattamento d'urto inizi cercare di stare in silenzio, magari un po' all'ombra e nascosto. E se parzialmente può funzionare in situazioni familiari-amicali, il vero problema è sul lavoro. Come dire... cerchi di essere corretto e gentile con tutti, anche di fronte a palesi brutti errori e mancanze, ma sembra sempre che (anche quando pari il culo alla gente e correggi in silenzio le loro cagate) alla fine tu sia sempre una scheggia conficcata nella pelle del culo. Deprimente, ma anche molto incazzante.

Forse chiederò il trasferimento in una bara del cimitero di via Galimberti. Mi hanno detto che lì l'ambiente è easy.

lunedì, luglio 12, 2010

Il paradosso di John Holmes

E' chiaro che la regola è una e sacra. Essere soli. Sempre. Comunque. Senza scampo.
Quando qualcuno chiede, solitamente taccio o eludo. E quando mi esprimo capisco in 12 secondi che era lo stesso se parlavo dei problemi di parcheggio in zona centro o delle vacanze. Non volete sapere, non volete sentire e soprattutto - giustamente - non avete voglia di aiutare.
In fondo è profondamente giusto. Sacrosanto, come mi piace dire - retaggio di un'infanzia proto-cattolica.
Però fatemi un favore: non chiedete. Facciamo tutti più bella figura. Voi perché non fingete nulla, io perché non deo affrontare le volte in cui cedo, che poi mi vedono costretto a darmi del coglione per una decina di giorni.

Grazie per la colaborazione. Vedrete che non sarà difficile e sarete contenti.